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Sentiero di mezza costa

Scritto il 01/02/2020 da [lavespa] nella categoria [Notizie]

  • Partenza:  Ex Cava Monte Croce - Battaglia Terme
  • Arrivo:  Ex Cava Monte Croce - Battaglia Terme
  • Tempo di percorrenza: 2 ore circa
  • Difficoltà: nessuna
  • Lunghezza dell’intero percorso: 6,68 Km
  • Dislivello: 190 metri circa
  • Sentieri: nel primo tratto sentieri del Parco Colli N. 29 e 15 (Sentiero delle Creste) e al ritorno sentiero N. 15 (Sentiero del Ferro di Cavallo).
  • Comuni interessati: Battaglia Terme

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I tempi di percorrenza sono calcolati per un escursionista allenato, possono variare a seconda della preparazione e dell'interesse specifico per le particolarità del tracciato.

Il sentiero di Mezza Costa percorre in piacevole saliscendi i versanti dei colli Spienfrasse, Ceva e Montenuovo, offrendo una splendida vista sulla zona del Ferro di Cavallo, il vicino abitato di Battaglia Terme e la pianura circostante sino a Monselice. Nel corso del sentiero si incontrano diverse essenze vegetali tipiche della macchia mediterranea, alcune delle quali sono presenti solo nel territorio di Battaglia. Il dislivello affrontato non è impegnativo per cui è un’escursione adatta a tutti, anche se è necessario prestare una certa attenzione nell’orientamento soprattutto nei vari bivi che si incontrano lungo il tracciato, che sono comunque segnalati con bolli bianchi.

Come raggiungere il sentiero
Arrivando da Padova o da Monselice, a Battaglia Terme seguire le indicazioni per Galzignano Terme. Nei pressi della partenza del sentiero, presso l'ingresso dell'ex Cava di Monte Croce, è possibile parcheggiare in corrispondenza del chiosco da Fiore e di un’area attrezzata per i camper.

Descrizione dell’itinerario

Dal parcheggio si risalgono le scalette e ci si incammina verso sinistra fino a incontrare il sentiero N. 29 che comincia a salire verso destra nel bosco (sbiadito segno bianco e rosso su un albero). Dopo un primo tornante si arriva a un primo bivio dove si tiene la destra. Il sentiero risale con alcuni tornanti il versante sud del Monte Croce (m 90) sino ad arrivare ai ruderi dell’antico monastero di S. Maria delle Croci (XII sec.) che sorgeva sulla cima. Tutto attorno si possono vedere piante di olivo ormai inselvatichite e terrazzamenti, resti delle antiche coltivazioni. Si riprende il sentiero che scende dolcemente, seguendo un muretto a secco sulla sinistra, sino ad arrivare a una staccionata e a un bivio dove si tiene la sinistra continuando a percorrere la traccia principale (tabella informativa del Parco Colli). Dopo alcuni metri si arriva alla selletta tra il Monte Croce e lo Spinefrasse (m 57), dove si abbandona il sentiero 29, che prosegue verso la sommità dello Spinefrasse (m 201), e si imbocca la traccia sulla destra che si inoltra in orizzontale nel bosco (bolli bianchi sugli alberi).

Da qui inizia il Sentiero di Mezza Costa vero e proprio che si sviluppa per circa 3,5 Km, seguendo l’andamento sinuoso dei versanti collinari attraversati. Il bosco in cui ci incamminiamo ora è caratterizzato dalla presenza di roverelle (quercus robur), ornielli (Fraxinus ornus) e marrucche (Paliurus spina-christi) alle cui spine occorre fare attenzione, mentre nel sottobosco prevalgono il pungitopo e l’asparago selvatico. Dopo circa seicento metri il bosco si apre e possiamo fare una breve sosta per ammirare la piana del Ferro di cavallo che si stende sotto di noi, con il Castello del Catajo, il campanile di Carrara san Giorgio, l’abitato di Battaglia Terme e villa Selvatico dietro alla quale si intravvede il campanile di Pernumia. Riprendiamo il percorso e incontriamo le prime piante di corbezzolo e eriche selvatiche, che caratterizzano questo tratto del sentiero, diventando sempre più fitte fino a costituire un vero e proprio boschetto. Dopo circa un chilometro dalla selletta il sentiero si allarga e diventa un ampio sterrato, utilizzato dai boscaioli per portare a valle il legname, ed è possibile ammirare di fronte a noi il versante sud del monte Ceva, caratterizzato dalla presenza di numerose e rare specie vegetali. Proseguiamo ancora e a circa un chilometro e mezzo dall’inizio del sentiero incontriamo il “Calto della terra crea”, così chiamato perché un tempo alla sua base veniva raccolta l’argilla. Lo sterrato comincia ora a scendere verso il piano e in corrispondenza di un’ampia curva sulla destra si prende la traccia che sale a sinistra, abbandonando lo sterrato principale che continua a scendere (attenzione ai bolli bianchi). Il sentiero percorre adesso il versante meridionale del monte Ceva (m 255) contraddistinto da rocce latitiche e dove possiamo osservare sia l’abbondante presenza del fico d’India (Opuntia ficus-indica), introdotto in quest’area in epoca recente, sia il più raro fico d'India nano (Opuntia humifusa). Arrivati alla sella del “Monteseo dea tana dea Mincia” (m 95), cosiddetto perché tra le sua rocce si trova una grotta dove veniva un tempo conservata la polvere da sparo per la cava del Monte Croce, incrociamo nuovamente il sentiero N. 29 che scende dalla sommità del Ceva, ma invece di seguirlo e scendere verso il piano prendiamo l’evidente traccia che prosegue in orizzontale nel bosco (bolli bianchi).

Inizia qui il tratto di sentiero riaperto recentemente ad opera di volontari del posto; il sentiero è sufficientemente percorribile e comunque segnalato con bolli bianchi; in linea di massima in caso di dubbi occorre tener presente che il punto d’arrivo è il casino di caccia del Castello del Catajo, ben visibile di fronte a noi. Dopo circa duecento metri il sentiero svolta a destra e abbandona le pendici del Ceva, cominciando a percorrere il versante meridionale del Montenuovo. Usciamo dal bosco e raggiungiamo la dorsale di un colle da cui si gode una splendida vista su tutto il Ferro di Cavallo e la pianura circostante fino a Monselice, ben visibile verso sud con la sua Rocca; guardando verso il basso possiamo anche scorgere i ruderi di Villa Vallier appena visibili tra la vegetazione. La dorsale su cui ci troviamo è contraddistinta in particolare dall’abbondante presenza del cisto (Cistus), dall’ailanto ( Ailanthus altissima), una pianta infestante, e anche da piante di corbezzoli. Inoltre non è raro osservare sulle pendici del colle branchi di daini che vivono liberi nell’area del Ferro di Cavallo.

Attraversato questo punto particolarmente panoramico e suggestivo, il precorso rientra nel bosco, dove prevale ora la robinia, mentre tutto attorno si possono vedere piante di olivo e i resti di terrazzamenti ormai in rovina testimonianza delle coltivazioni che qui si svolgevano. Proseguendo incontriamo i tronchi di alcuni alberi caduti che ostruiscono in parte il sentiero e sono stati lasciati appositamente in loco per rendere difficile il passaggio alle motociclette, mentre gli escursionisti a piedi non avranno difficoltà a superarli. In corrispondenza della ferrovia, che si scorge più sotto, incontreremo anche dei crateri prodotti dai bombardamenti degli alleati durante la Seconda Guerra mondiale miranti a interrompere la linea ferroviaria. Dopo alcune centinaia di metri si giunge infine al suggestivo Casino di caccia del Castello del Catajo, chiamato dai locali “casetta rustica”, punto di arrivo del sentiero di Mezza Costa (3,5 km dall’imbocco del Mezza Costa). Qui si prende la traccia che scende verso destra fino ad arrivare sopra il tunnel della ferrovia dove si tiene la destra e si scende al sentiero del Ferro di Cavallo (N 15) che in facile passeggiata ci riporterà al punto di partenza.

Varianti:

  • Da sopra il tunnel della ferrovia, invece di prendere verso destra, è possibile girare a sinistra e imboccare la strada sterrata che in circa un chilometro ci porta a Battaglia Terme; da lì attraverso il sottopasso della stazione ferroviaria ritorneremo al punto di partenza.
  • Alla selletta tra il monte Croce e lo Spinefrasse invece di prendere il sentiero di Mezza Costa si può continuare per il sentiero 29, arrivare alla cima del Monte Ceva e poi proseguire per la cresta sino a giungere al Casino di caccia del castello del Catajo, da qui prendere il sentiero di Mezza Costa che ci riporta alla selletta iniziale.